Qualche notizia di storia

Il paese trae il nome dall’arcangelo patrono il cui culto fu diffuso dai Longobardi che lo riconoscevano loro protettore. Le prime attestazioni risalgono all’epoca medioevale: Sanctus Michael (a. 1159) (Morozzo della Rocca, I, 408).

La storia del borgo è comunque molto antica: in un documento risalente al 1113 si legge che fece parte del contado di Bredulo e appartenne a vari signori: i Monteacuto, i Della Torre, i Carassone e al Vescovo di Asti che, a sua volta, cedette la parte dei Monteacuto – nel 1198 – a Guglielmo, Marchese di Ceva.

Le altre terre passarono, nel 1260, al comune di Mondovì e, da questo, al Marchese di Ceva Giorgio II detto il Nano che le vendette, poi, nel 1295, ad Asti ponendosi così sotto la sua protezione.

In seguito, San Michele fu soggetto a diverse famiglie: i Filippone, i Morozzo di Magliano, i Pallavicino, i Vivalda, i Vacca della Chiesa d’Isasca, i Macchia e i Malofera.

Nel 1796, il monte della Bicocca fu teatro di una battaglia fra le truppe napoleoniche e quelle sabaude (19 aprile 1796). Dopo che i francesi si impadronirono di Ceva, il generale Colli, capo dell’armata austro-sarda, fece ripiegare le sue truppe verso San Michele. Sul colle della Bicocca pose il centro del suo esercito; prolungò l’ala sinistra fino a Niella Tanaro e l’ala destra fino al colle del Buon Gesù, verso Torre Mondovì. Al di là del ponte di Corsaglia collocò l’avanguardia. L’aramata francese era accampata nei pressi di Ceva. Il problema era dunque quello di passare il Corsaglia le cui sponde sono molto ripide tranne che nel punto dove c’era il vecchio ponte, dove la pianura sia allarga un poco.  Quindi gli Austropiemontesi collocarono un gruppo di soldati a difesa del ponte e le batterie di cannoni sui declivi della Bicocca. I Francesi non riuscirono a passare dal lato di Torre e si concentrarono sulla zona del ponte. Fermati, riuscirono comunque a passare più a valle  e a entrare in paese. Quando ormai il paese era preso e i prigionieri erano radunati nella piazzetta di fronte ai portici, una compagnia di granatieri bloccata nella zona del ponte si riuscì a liberare e tornò nel paese, esposto al saccheggio, liberando gli altri prigionieri e creò lo scompiglio fra i Francesi, colti di sorpresa, respingendoli al di là del ponte. Distrussero il ponte, ma ormai il comando Piemontese decise il giorno successivo di abbandonare la Bicocca e ritirarsi verso Mondovì.

 

La storica battaglia, è cantata dal Carducci in una celebre (quanto… brutta) ode, e ricordata da una lapide marmorea murata, nel 1908, sul lato destro del porticato della cappella dedicata a S. Giacomo, edificio dalla struttura estremamente semplice, a pianta rettangolare, situato al centro di una spianata erbosa, sul colle della Bicocca. 

Questa pagina ha le seguenti sotto-pagine.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...